Uno dei pilastri della nuova direttiva europea NIS2 è la sicurezza della supply chain. Ma come affrontarla nel modo corretto e qual è la reale consapevolezza della propria situazione aziendale? Analizziamo insieme l’approccio più efficace a questa tematica.
La direttiva NIS2 pone un’attenzione particolare sui fornitori di tecnologie informatiche. Tuttavia, i principi che andremo a delineare possono e dovrebbero essere estesi a tutti i partner commerciali, anche al di fuori del settore IT. Un blocco dei sistemi informatici, infatti, può paralizzare la produzione e le vendite, ma un’interruzione nella fornitura di materie prime può avere un impatto altrettanto devastante. È quindi essenziale adottare una visione olistica dei rischi legati all’intera catena di approvvigionamento.
L’obiettivo non è più limitarsi a un approccio puramente difensivo delle proprie infrastrutture, ma progettare e implementare sistemi resilienti agli attacchi informatici.
Responsabilità condivisa: un obbligo, non una scelta
La NIS2 è chiara: la responsabilità della sicurezza informatica è condivisa e si estende a tutta la filiera produttiva. Se un fornitore strategico subisce un attacco informatico, le conseguenze possono ripercuotersi a cascata, generando danni per l’intera catena del valore.
Per questo motivo, i soggetti definiti “essenziali” e “importanti” dalla normativa sono ritenuti direttamente responsabili della selezione e della valutazione della postura di sicurezza dei loro partner. Non si tratta di inviare una semplice checklist una volta all’anno per adempiere a un obbligo formale, ma di instaurare un approccio collaborativo e proattivo alla gestione del rischio.
Possiamo strutturare questo approccio in quattro fasi fondamentali.
1. Mappatura e classificazione dei fornitori
Il primo passo è censire tutti i fornitori che rientrano nella sfera dell’Information Technology. Non è sufficiente elencare le ragioni sociali in un foglio Excel; è necessario arricchire questa mappatura con i contatti di riferimento e una descrizione dettagliata dei prodotti e servizi forniti.
Successivamente, bisogna aggiungere altri dati cruciali per la valutazione:
- Livello di criticità: il servizio o prodotto gestisce dati sensibili o processi aziendali critici?
- Grado di integrazione: quanto è interconnesso il fornitore con i sistemi aziendali?
- Accesso ai dati: a quali informazioni ha accesso il partner?
2. Valutazione del rischio
Una volta completato il censimento, è il momento di un’analisi approfondita del rischio. Gli strumenti a disposizione sono diversi:
- Questionari di autovalutazione: preparare una lista dettagliata di requisiti di “igiene informatica” che i fornitori devono soddisfare. Spetta poi all’azienda valutare la coerenza e l’adeguatezza delle risposte fornite, un compito che richiede competenze specifiche.
- Certificazioni: richiedere certificazioni come la ISO/IEC 27001 permette di “delegare” la verifica dei requisiti a enti terzi qualificati, che attestano l’adozione di buone pratiche nella gestione della sicurezza delle informazioni.
- Audit e verifiche: per i fornitori più strategici, si possono concordare audit diretti o tramite terze parti per verificare sul campo l’efficacia delle misure di protezione implementate.
3. Rafforzamento dei contratti
Le valutazioni, da sole, non bastano. È indispensabile mettere nero su bianco le condizioni che regolano il rapporto di fornitura, inserendo clausole chiare e vincolanti. La possibilità di imporre determinate condizioni dipende ovviamente dalla propria forza contrattuale, ma deve sempre basarsi su un rapporto di reciproca fiducia.
Ecco alcuni elementi da includere nei contratti:
- Requisiti minimi di sicurezza: definire chiaramente le aspettative tecniche (es. autenticazione a due fattori, cifratura dei dati, policy di aggiornamento dei sistemi).
- Obbligo di notifica degli incidenti: stabilire tempistiche precise per la comunicazione di violazioni critiche, in modo da prevenire il “contagio”.
- Diritto di audit: contrattualizzare la possibilità di effettuare verifiche presso la sede del fornitore, specialmente per i partner più critici.
- Gestione dei sub-fornitori: richiedere che il fornitore applichi gli stessi standard di sicurezza ai propri partner, garantendo la protezione dell’intera catena.
- Condizioni di fine rapporto: definire le procedure per la gestione e la distruzione sicura dei dati aziendali al termine della collaborazione.
Conclusione: da onere a opportunità
Adeguarsi alla normativa NIS2 e investire in cybersecurity può sembrare un semplice costo, ma in realtà rappresenta un’opportunità strategica. Dimostrare ai propri partner commerciali di essere “l’anello forte della catena” non solo rafforza la fiducia, ma posiziona l’azienda come un partner affidabile e pronto per le sfide future.